NESSUNA LEZIONE DOPO BATMAN E CO. POCA TRASPARENZA DEI GRUPPI REGIONALI ALLA PROVA DEL VOTO – VIDEO

Un grazie ai 14567 elettori che mi hanno votato come presidente e hanno votato la lista Amnistia Giustizia Libertà!

Riporto qui di seguito l’ultima inchiesta  del team Gabanelli pubblicata sulla home page del Corriere.it

Di Sabrina Giannini – I partiti tradizionali sapevano che il rifiuto al finanziamento pubblico era il cavallo di battaglia di Beppe Grillo.
Che quando è stato costretto a prendere i soldi, per esempio quelli destinati al gruppo regionale siciliano, li ha dirottati a un fondo di micro credito per le aziende in difficoltà.

Dopo lo tsunami a 5 stelle viene da chiedersi perché gli altri partiti hanno rimosso gli scandali della gestione allegra dei fondi regionali sperando che facessero lo stesso gli italiani.
È stato un errore tattico oppure poteva essere controproducente mettere in piazza i conti correnti? Nonostante gli scandali che hanno portato la Guardia di Finanza in sette consigli regionali a partire dal Lazio di Batman & Co. ecco come hanno reagito alla richiesta di vedere i conti correnti i gruppi politici uscenti delle tre regioni al voto.

Non c’è stato bisogno di chiederli a chi li aveva già pubblicati online, il radicale Giuseppe Rossodivita che nell’agosto dell’anno scorso aprì il vaso di pandora denunciando a Sergio Rizzo l’aumento improvviso e immotivato dei fondi per i gruppi da otto a quattordici milioni deliberato da chi sedeva nell’ufficio di presidenza (Pdl, Pd, Idv, Udc e Lista Polverini).

Rossodivita è andato oltre agitando lo spettro della trasparenza in piena campagna elettorale come candidato governatore nel Lazio per la lista Amnistia, giustizia e libertà.
Tre settimane fa ha restituito alla Regione il residuo di cassa, trecentosessanta mila euro chiedendo pubblicamente che gli altri facessero lo stesso.
«A parte la quota dovuta per pagare i collaboratori e le tasse, quei soldi non servono ai gruppi di un consiglio ormai senza attività da settembre», e Rossodivita incalza, «non vorrei che venissero utilizzati contro legge per farsi campagna elettorale; sarebbe come appropriarsene per acquistare un’auto o una vacanza. Facendo un calcolo dei fondi distribuiti nel 2012 gli altri gruppi dovrebbero restituire complessivamente tredici milioni di euro».

Il messaggio suona quasi come un’esortazione alla Guardia di finanza a rifare un giro alla Pisana.

Una comunicazione ufficiale della Segreteria ufficiale del Consiglio regionale datata 8 gennaio confermava che: «Le eventuali somme non utilizzate dovranno essere versate a questa amministrazione sul conto numero…», segue Iban.
In molti gruppi affermano che quella comunicazione non l’avrebbero mai ricevuta e che sarebbe stata inviata ai soli radicali perché avevano fatto esplicita richiesta di conoscere gli estremi bancari per la restituzione.

Allora non si capisce perché anche il Pd ha provveduto a restituire centomila euro (coincidenza: lo stesso giorno in cui è stata inviata la nostra richiesta alla segreteria di presidenza).
Sarebbe stato interessante vedere com’è stata spesa dal gruppo del Pd guidato da Montino la considerevole cifra di due milioni di euro ricevuti nel 2012, ma Luca Benigni dell’ufficio stampa risponde così alla mia richiesta di vedere gli estratti conto: «Manco tu fossi un altissimo ufficiale della Guardia di Finanza. I nostri conti sono tutti a posto, la legge rispettata alla lettera. Dopo le elezioni tutta la documentazione sarà resa nota sul sito del gruppo, fattura per fattura».

Attendiamo di vedere se quelli del Pd hanno continuato a fare incontri e dibattiti tra (o nei) ristoranti spendendo cifre notevoli come loro stessi mostrarono nel rendiconto pubblicato subito dopo lo scoppio dello scandalo Fiorito in un impeto di trasparenza, evidentemente scemato.

Luca Gaffuri del Pd Lombardia ha invece provveduto all’invio dell’estratto conto senza batter ciglio.
Il giorno dopo lo spoglio delle schede regionali c’è da chiedersi come avrebbe influito sull’elettorato lombardo una propaganda a favore della trasparenza. Soprattutto c’è da chiedersi perché Bersani l’ha soltanto promessa in campagna elettorale quando sarebbe stato sufficiente metterla in pratica.

Senza indugio hanno inviato gli estratti conto Luigi Nieri del Sinistra ecologia e Libertà e la collega della Lombardia Chiara Cremonesi, così come Angelo Bonelli dei Verdi (i quali, come il Sel, avevano provveduto insieme ai radicali ad inviare i conti correnti bancari a ottobre rispondendo a una mia analoga richiesta per un servizio di Report di cui riproponiamo su Reportime un estratto).

Storace, capogruppo uscente nel Lazio e candidato sconfitto per il centrodestra, è catalogabile tra i “non pervenuti”. In compagnia dell’Udc, Fli e della Lista Polverini che, per voce del Presidente uscente Abate, ha dichiarato settimana scorsa che il suo gruppo restituirà un milione e quattrocentomila euro.

Il generoso Abate si è ricandidato in Regione mentre Renata Polverini è stata promossa nelle liste del Pdl alla Camera dei Deputati. Stessa promozione riservata a sei dei quattordici consiglieri del gruppo del Pd. Quelli che Zingaretti, candidato eletto governatore per il centrosinistra, aveva dichiarato di non volere ricandidare.
La loro esperienza è stata breve in Regione ma hanno trovato il tempo per moltiplicare i fondi utili a finanziare quell’attività sul territorio finalizzata a raccogliere consensi e a guadagnare un pacchetto voti per il Pd nazionale.

È una logica di spartizione del potere partitocratico che si gioca da decenni a porte chiuse negli uffici di presidenza delle regioni, architettata ad arte per essere immune da controlli terzi.
Una torta gradita anche a Lega e all’Idv, che non a caso hanno perso la patente di partiti anticasta.
Di tutto ciò non avremmo saputo nulla se non fosse scoppiato lo scandalo nelle mani (e nelle tasche) di Fiorito del Pdl e del giovane Maruccio, che portava in dote un pacchetto di ottomila preferenze a soli trentadue anni.

Giulia Rodano, unica dell’Idv rimasta a difesa del fortino assediato dalla Guardia di Finanza dopo la diaspora degli altri consiglieri invia senza indugio l’estratto conto allegando un commento: «Magari potessi restituire qualcosa alla Regione! L’ex capogruppo Maruccio ha lasciato conti bancari in rosso e debiti per complessivi 184.282,84 euro». Infatti si vede un saldo di soli quattromila euro e un provvidenziale bonifico di 113 mila euro per pagare i collaboratori in arrivo direttamente dalla tesoreria nazionale del partito.

Non hanno inviato invece i conti correnti l’Idv della Lombardia e del Molise, che vede tra le sue fila il consigliere Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio (dal Molise hanno inviato i conti soltanto Massimo Romano di Costruire Democrazia e Franco Giorgio Marinelli del Gruppo Misto).

Chi ha sostituito Fiorito nel ruolo di capogruppo nel Pdl Lazio, Carlo De Romanis, non invia i movimenti bancari giustificandosi così: «Sono qui tutti i giorni tra i corridoi ormai vuoti insieme ai commercialisti per mettere ordine nei conti e nelle fatture. A giorni pubblicherò tutto online ma il conto del gruppo è stato quasi interamente prosciugato dall’ex capogruppo oggi sotto processo».

C’è ancora una settimana di tempo perché tutti gli altri consegnino il rendiconto alla Presidenza prima del passaggio delle consegne ai Consigli ridisegnati dal voto. Il decreto legge del governo Monti ha imposto un rendiconto più dettagliato, ma non c’è ancora nessuna norma che obblighi la pubblicazione della carta che canta: gli estratti conto bancari e le fatture.

In estrema sintesi: dal centrodestra, Lega, Fli e Udc & Co. non è arrivato un solo conto corrente bancario.
Considerando tutte e tre le regioni al voto, soltanto cinque gruppi del centrosinistra hanno risposto con trasparenza alla richiesta dei conti correnti.
Grillo prende appunti per le elezioni regionali prossime venture.

Posted on: 27 Febbraio 2013, by :