REFERENDUM RADICALI: DIAMO VOCE AI CITTADINI, NO A LOBBY MAGISTRATI. INTERVISTA A CLANDESTINOWEB

Su giustizia e Referendum Radicali, ho rilasciato una intervista a Clandestinoweb che riporto di seguito.

Il Partito Radicale da oltre 30 anni lotta per mantenere alta l’attenzione sui temi della giustizia e delle carceri e per spingere la classe politica ad affrontare un’emergenza che ha ormai raggiunto proporzioni tali da rendere l’Italia uno “Stato criminale”. Il grido d’allarme dei Radicali, rimasto a lungo inascoltato, ha finalmente ottenuto un megafono dall’ennesimo richiamo della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha dato al paese un anno di tempo per riformare il sistema giudiziario e carcerario, pena il rischio dell’apertura di una procedura d’infrazione.

Dopo l’ennesima condanna all’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, le trentennali battaglie dei Radicali sulla giustizia e le carceri tornano sul tavolo.

Si, finalmente si torna a parlare dell’emergenza anche se, va detto, i Radicali non hanno mai smesso di farlo. Per il nostro partito, la giustizia giusta è sempre stata sul tavolo, come dimostrano le battaglie referendarie che stiamo portando avanti e le iniziative non violente di Marco Pannella che negli ultimi 2/3 anni si sono fatte sempre più frequenti. Da ricordare anche il tentativo, purtroppo non andato a buon fine, delle liste Amnistia Giustizia e Libertà che sono state presentate nelle ultime elezioni politiche e regionali ma che praticamente non hanno avuto alcuna visibilità sui media.

A cosa mirano i 12 referendum radicali?

A fare uscire l’Italia da un situazione di illegalità che non ha il minimo rispetto dei diritti umani. La nostra battaglia è sacrosanta e riprende, fra l’altro, temi sui quali la popolazione si è già espressa. Come, ad esempio, il quesito sulla responsabilità civile, sul quale il corpo elettorale si è espresso ampiamente a favore ma che poi è stato tradito e vinto dalla partitocrazia che siede in Parlamento. La Legge Vassalli, infatti, impedisce di intentare cause contro i magistrati che hanno cagionato danni ai cittadini. Non a caso questa legge, in oltre 20 anni, ha prodotto solo 4 sentenze. Lo stesso Giuliano Vassalli, poco prima di morire, ha definito il suo provvedimento come il frutto del pressing dei magistrati sulla politica. La partitocrazia non è riuscita a mettere in agenda riforme fondamentali, come ad esempio la separazione delle carriere. Su tanti dei temi che proponiamo si dibatte continuamente ma nessuno di questi entra in Parlamento.

Secondo lei qual è il nodo principale?

Uno dei problemi potrebbe essere il fatto che quando si parla di giustizia, tutto viene minimizzato in chiave “pro o anti” Berlusconi. Questa è una vera e propria sciocchezza messa in piazza da quella parte del paese conservatrice che non vuole in realtà cambiare la giustizia. L’unico modo per fare dei passi avanti è dare la parola ai cittadini. Davanti alla volontà del popolo non ci sarà lobby che tenga. Il nostro Stato è fuori legge da anni: non solo per il sovraffollamento delle carceri ma anche per quello dei processi. La Corte da 20 anni ci dice che i nostri processi non sono giusti per l’irragionevole durata che li contraddistingue. Il sistema va riformato, ci sarà da scontrarsi con le forze che si dicono progressiste ma che poi in realtà agiscono da conservatrici per non mutare e andare contro i magistrati.

Ad ogni modo sono in tanti i parlamentari, sia di centrodestra che di centrosinistra, che hanno firmato i referendum dei Radicali.

Si, abbiamo raccolto importanti adesioni dai politici e da parte del mondo realmente progressista ma, tuttavia, ci sono freni dai vari Di Pietro e Travaglio. Serve uno sforzo organizzativo imponente. A settembre abbiamo la scadenza per la raccolta firme e dobbiamo concentrarci ora, prima delle vacanze di agosto.

Quali difficoltà avete riscontrato nella raccolta firme?

Faccio un esempio. A Roma alcuni compagni radicali stanno lavorando in un gazebo davanti ai tribunale penale e a quello civile. Ogni giorno c’è la fila di avvocati e cittadini, che purtroppo si trovano ad avere a che fare con la legge, che vogliono firmare ma abbiamo solo un banchetto. Se ce ne fossero 3 sarebbe meglio! L’esperienza ci insegna che se i cittadini sono informati, allora firmano, in quanto hanno nozioni importanti sui quesiti che presentiamo.

Cosa chiedete dunque?

Una campagna di informazione importante. Il problema è “far sapere”. Se vivessimo in un paese democratico, non avremmo ostacoli in quanto i concessionari del servizio pubblico ci verrebbero incontro con spot e pubblicità. Noi, con un notevole sforzo economico e di risorse umane, siamo riusciti a portare i nostri moduli in tutti gli 8.000 comuni d’Italia ma non basta.

Se non sbaglio l’Authority ha imposto alle reti di dare spazio ai Radicali.

La questione è vecchia e da non sovrapporre, più che l’Authority, a riconoscere i nostri diritti è stato il Tar del Lazio. Nel 2010, in un momento di sforzo massimo di Pannella, l’Authority ordinò alla Rai e in particolare a AnnoZero, Porta a Porta e Ballarò di dare voce al leader radicale per parlare di carceri e giustizia. La Rai, però, non ha fatto nulla. In 12 anni di trasmissione, il democratico Floris, infatti, non ha mai invitato Pannella, neanche una volta! L’Authority, dopo aver dato l’ordine, si è addormentata e quindi ci siamo rivolti al Tar che a sua volta ha imposto all’Agicom, entro 30 giorni, di provvedere. L’Agicom, dunque, ha emesso una delibera che ri-ordina alla Rai di ospitare i Radicali ma, ancora una volta ciò non è accaduto. La verità è che i partiti forti gestiscono anche l’informazione. Basta pensare a Ballarò: nella sua ultima puntata da chiesto l’intervento di D’Avigo che si è limitato a riportare dichiarazioni dipietriste.

Posted on: 16 luglio 2013, by :