Responsabilità civile magistrati, è soltanto una vittoria a metà

Ho rilasciato un’intervista al quotidiano online Data24News, sulla questione della nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

Come commenta il passaggio avvenuto in Parlamento con la legge sulla responsabilità civile dei giudici? Si può parlare di una sua vittoria, perché ne ha denunciato più volte l’urgenza, e anche di una vittoria per gli anni di battaglia di Radicali.

In realtà la considero una vittoria a metà. E’ una vittoria politica nel momento in cui il Parlamento è riuscito a toccare qualcosa del vecchio regime sulla responsabilità civile dei magistrati, mentre se devo dare un giudizio franco sulla qualità della riforma, invece la definirei appunto una riforma a metà.

Quali gli effetti della nuova legge e le novità più importanti?

La più rilevante è quella dell’eliminazione del filtro via ammissibilità. Tuttavia, anche per la stessa dinamica delle cause civili per la responsabilità civile dei magistrati sulla ammissibilità della citazione in giudizio, si sarebbe dovuto esprimere un collegio di magistrati. L’ammissibilità era determinata dalla manifesta fondatezza o meno dell’azione. Caso strano questo filtro ha impedito quasi tutte le azioni che sono state invece proposte. Infatti c’è solo un numero variabile tra 4 a 7 di cause che sono terminate con una sentenza di condanna dal 1988 ad oggi. Quindi anziché pronunciare la manifesta infondatezza all’inizio, prima dunque dell’incardinamento della causa, ci troveremo di fronte a tantissimi rigetti all’esito della causa. Il problema, dunque, è una sorta di sdoppiamento della personalità.

Cosa pensa del fatto che ancora una volta l’Anm afferma che si tratta di una legge che va contro la magistratura?

Non capisco perché la magistratura associata debba avere tanto timore di una riforma che qualitativamente, come ho già detto, è una mezza riforma. Questo non fa altro che consegnare a quelle stesse teste e a quelle stesse penne che giudicano i cittadini un giudizio anche sui magistrati. Mi sembra che ci sia una sfiducia di fondo all’interno della stessa magistratura, se una riforma di questo tipo mette tanto timore. Sembra che i magistrati abbiano paura di loro stessi. Invece i cittadini si dovrebbero sentire tranquilli?

Potrebbe esserci il rischio di una pioggia di ricorsi?

Con le regole del giudizio civile le parti soccombenti, all’esito anche di una serie di ritocchi della disciplina che sono stati fatti in precedenza, rischiano di pagare delle spese molto salate in caso di rigetto della domanda. Non vedo perché un cittadino dovrebbe esporsi a questo. A mio avviso non dovrebbe esserci questo rischio, infatti non credo che sarà questo argomento a determinare il blocco paventato di una giustizia che già è bloccata di suo.

In quali punti somiglia alla Vassalli del 1988?

Sono state ridisegnate e ampliate le ipotesi di colpa grave, tuttavia continua a permanere uno statuto relativo alla responsabilità civile dei magistrati che è assolutamente singolare. Nel senso che i magistrati continuano a rispondere per colpa grave e per dolo. Anche sulle nuove ipotesi di colpa grave che sono state inserite nella relazione della Commissione giustizia, le quali fanno riferimento al travisamento della prova o al travisamento del fatto, si è precisato come queste riguardino questioni macroscopiche. Infatti su tale punto sarà la stessa giurisprudenza a autotutelare la categoria registrando al nulla statistico le ipotesi di responsabilità. I punti in comune sono il fatto che non è prevista una responsabilità diretta del magistrato, quindi comunque permane per il cittadino danneggiato l’obbligo di citare in giudizio solamente lo Stato, sarà poi questo a rivalersi nei confronti del magistrato. Mentre prima la rivalsa era facoltativa, oggi la rivalsa è invece obbligatoria.

Una legge che tenta di arginare i casi di malagiustizia. Come detto il ministro Orlando: “La giustizia sarà meno ingiusta e i cittadini saranno più tutelati”. Concorda?

Per quegli spazi che sono stati recuperarti in termini di agibilità dell’azione risarcitoria, sicuramente sarà meno ingiusta. Prima infatti il cittadino danneggiato dall’esercizio scorretto della giurisdizione, di fatto non aveva alcuna possibilità di essere risarcito. Ricordo a tal proposito le parole pronunciate da Giuliano Vassalli, in un incontro nel 2008, dove faceva una sorta di mea culpa per aver concorso insieme al Parlamento a tradire il referendum del 1988. Dal mio punto di vista questi spazi sicuramente potevano e dovevano essere più ampi per il cittadino.

La magistratura e la giustizia in generale ne guadagna con questa nuova legge in termini di efficienza e buon operato?

Ne dovrebbe guadagnare in termini di qualità. A mio avviso alla luce di queste norme se è vero che la magistratura ne appare colpita, allora ne dovrebbe guadagnare la qualità del servizio giustizia. In fondo quello che viene chiesto ai magistrati è di fare un po’ più di attenzione alle carte che leggono.

Secondo lei alla luce dei fatti avvenuti, il docufilm su “Enzo Tortora, una ferita italiana” di Ambrogio Crespi è stato un documento importante per smuovere le coscienze su un caso emblematico di malagiustizia e sottolineare, quindi, come in Italia c’è il reale bisogno di una riforma della giustizia?

Il docufilm di Ambrogio Crespi è un documento importante per rappresentare il mondo della giustizia. Io non credo che anche con questa nuova sistemazione della responsabilità civile dei magistrati Enzo Tortora avrebbe potuto ottenere ragione.

Cosa resta da fare ancora per la giustizia italiana e cosa per arginare la malagiustizia?

Direi che è tutto da fare. E’ tutto il sistema che andrebbe ridisegnato con una profonda riforma della giustizia.

Posted on: 25 febbraio 2015, by : redazione